Ciao a tutti! eccomi tornato con una recensione su Meddle, sesto album dei Floyd, che vale davvero la pena d'ascoltare, in particolare Echoes, un'opera d'arte!
Il geniale album Atom Heart Mother porta una ventata di fiducia in casa Floyd. Il disco della mucca ha riscosso un successo eccezionale e i fan già trepidano per l’uscita del nuovo album. Nel novembre 1971 ecco in vendita Meddle: questa volta nessun paesaggio bucolico in copertina, vi è la vaga sagoma di un orecchio (per inciso, quello di Gilmour). Sin dalle prime note di One Of These Days, si capisce che l’album è riuscitissimo. La potente opener dell’album, colonna sonora di numerose trasmissioni, diventerà un cavallo di battaglia dei Pink Floyd, che la porteranno in tour non solo nei concerti degli anni Settanta, ma anche nel 1994 nella formazione a tre. Il ritmo martellante ed energico del brano ingloba una carica unica e decisa, rotta solo a metà canzone, quando Mason (unica performance vocale del batterista oltre a Corporal Clegg) pronuncia l’’unica frase della canzone: One of these days I’m going to cut you into little pieces, frase diretta a Jimmy Young, dj inglese attratto più dalla musica spazzatura che da quella di qualità. Fatto sta che dopo la breve “pausa”, la carica del brano torna intatta ed anche più viva di prima, con Gilmour che fa “ruggire” la sua chitarra e gli altri tre che fanno fare gli “straordinari” ai loro strumenti. Una curiosità riguarda questo pezzo nell’esecuzione del Live At Pompeii: le riprese del brano si rivelarono inutilizzabili, eccetto quelle che inquadravano Mason. Così il batterista, nel video, è sempre in primo piano durante il brano. Le canzoni centrali dell’album sono più che altro dei riempitivi. A Pillow Of Winds è un delicato brano acustico di Gilmour, che ricorda la Fat Old Sun del disco precedente. Fearless è un pezzo firmato Waters: a fine canzone è possibile sentire in sottofondo il coro “You’ll never walk alone” dei tifosi del Liverpool, registrato in una partita del 1970 che i Reds disputarono contro il West Ham. Saint Tropez è un brano orecchiabile, sin troppo per le abitudini floydiane. L’autore è Waters, che lo compose stizzito, perché messo sotto pressione dalla casa discografica che desiderava un brano trascinante e meno cupo, adatto a salire in cima alle classifiche. Un particolare divertente riguarda questa canzone. Molti hanno creduto che a un certo punto del brano Waters citasse Rita Pavone. In realtà è un semplice caso di “illusione fonica”: la frase incriminata recita “making a date later by phone” (fissando un appuntamento più tardi al telefono), e non, come era stato inteso, “making a date for Rita Pavone”. La quinta canzone dell’album, che chiude il lato A del vinile, è un vero e proprio divertissement; l’interprete vocale è… un cane. Seamus (così si chiama il cane, che dà il nome alla canzone) era stato addestrato ad abbaiare quando sentiva il suono di un’armonica, suonata in questo caso da Gilmour. Nel Live At Pompeii la curiosa trovata è ripresa, ed il brano viene intitolato Mademoiselle Nobs (nome del cane di Wright, protagonista del brano). Il lato B del vinile contiene una sola canzone, ma che canzone! Echoes è indiscutibilmente uno dei migliori pezzi del gruppo, dove la vena creativa dei quattro raggiunge l’apice. Il brano è una suite (esperimento già adoperato in Saucerful Of Secrets e Atom Heart Mother), della durata di oltre 23 minuti. I Floyd hanno messo insieme autonomamente 24 “frammenti” di canzoni, denominati “Nothings”, che hanno dato vita, insieme, ad Echoes (il cui titolo originario era Return Of The Son Of Nothing). L’inizio del brano, con la sua tastiera soffice ma allo stesso tempo misteriosa, già ci introduce nell’atmosfera del pezzo, in un groviglio di visioni, di luci soffuse, di strani viaggi nel tempo, di estasi umoristiche. Echoes è uno di quei pezzi dove i Floyd passano con eccezionale facilità dal tocco lieve ed armonioso sino al caos vivo e puro. Delicato è il canto di Wright e Gilmour, malinconici gli assoli del chitarrista, ritmata e fantasiosa la parte centrale, cupi e misteriosi quei richiami chitarristici che si fondono con la natura, da brividi, incerta e combattuta, a volte raggelante, altre rassicurante, poi sempre più serrata la cavalcata di note e di mistero che porta al trionfante finale.
Meddle è l’album che consacra i Pink Floyd: se già Atom Heart Mother aveva portato il quartetto inglese alla attenzione del grande pubblico, Meddle è la prova definitiva della straordinaria genialità dei quattro, che denotano originale creatività e perizia musicale.